Creare i propri pensieri

“Hai il potere di guarire la tua vita, e devi esserne consapevole. Spesso pensiamo di non avere nessun potere, ma non è così. Abbiamo il potere delle nostre menti. Abbiamo sempre il potere delle nostre menti. Rivendica e usa questo potere con consapevolezza.”

Louise Hay

Louise Hay è una delle mie autrici preferite. Il primo libro che ho letto è stato “You can heal your life”, tradotto con Puoi guarire la tua vita. L’ho trovato per caso mentre curiosavo nella libreria di un amico, tanti anni fa. Dopo averne sfogliato poche pagine, gliel’ho chiesto in prestito, sono andata a casa e mi sono immersa nella lettura. Qualcosa mi diceva che quel libro sarebbe stato importante.

Il libro parla di come guarire le ferite della nostra vita, imparare ad amarci, creare la nostra vita e i nostri pensieri.

Credo che tutti noi abbiamo qualcosa da guarire nella nostra vita. A volte possiamo andare avanti anni senza sentire il bisogno di affrontare e curare ciò che va curato, a volte invece è un bisogno pressante. E quando il bisogno si fa importante cominciamo, inconsciamente, a cercare. E così troviamo risposte.

Così è stato per me. Era giunto il momento di iniziare a cercare risposte. Come per magia, mi è capitato per le mani questo libro. Ed è stato l’inizio di un viaggio.

Non è mai lo strumento che provoca il cambiamento. Lo strumento è solo un mezzo. Siamo noi la chiave del cambiamento. Siamo noi che decidiamo, a un certo punto, di cambiare e di prenderci la responsabilità della nostra vita e della nostra felicità. Essere felici e avere una vita bella non capita per caso, lo dobbiamo costruire prendendoci la responsabilità del nostro destino.

Troppo spesso diamo la colpa a fattori esterni se le cose vanno male o siamo infelici. Quando qualcosa va storto potremmo ritrovarci a dire “Non è colpa mia, è stato lui, è stata lei, è il tempo, è la condizione storica, è l’economia, è il destino…”

Questa è la condizione da cui partiamo tutti. Una condizione di non consapevolezza. Crediamo che la nostra felicità dipenda dal bel tempo, dall’avere un lavoro, dall’avere fortuna, dall’avere buone occasioni, dall’avere relazioni soddisfacenti. Invece è proprio il contrario: è la nostra volontà di essere felici che ci fa apprezzare qualunque condizione climatica, che ci fa creare occasioni lavorative, che ci fa trovare buone occasioni, che ci fa creare relazioni soddisfacenti. La nostra volontà crea il nostro destino, non viceversa.

Ma io non lo sapevo, e come me non lo sanno tanti altri. Quando ho aperto le pagine di questo libro e ho letto:

“Ogni pensiero che pensiamo crea il nostro futuro” sul momento mi sono arrabbiata. Ho detto a me stessa che non sono io a creare i miei pensieri, che sono loro a entrare nella mia testa. Quando ho letto “Tu sei l’unica persona a pensare nella tua mente. Tu sei il potere e l’autorità nel tuo mondo” ho detto no, non è così per me. Ci sono altri che parlano nella mia mente. Genitori, maestri, professori, commenti negativi che si ripetono, parole che mi hanno ferita, persone che in passato mi hanno detto che non ero abbastanza brava…tutti questi pensieri a volte entrano nella mia mente e mi fanno dubitare di me stessa. Quindi non sono l’unica a pensare nella mia mente. C’è il mio passato a pensare per me.

Ho continuato a leggere, e nonostante la rabbia che provavo nel leggere alcune frasi, ho terminato il libro. Ho iniziato a fare meditazione tutte le mattine, ad ascoltare il mio respiro e concentrarmi nel momento presente, ad osservare i miei pensieri negativi senza identificarmi con essi. Dopo questo libro ne sono arrivati tanti altri, come per caso entravano nella mia vita tramite suggerimenti di amici o perchè il libro che stavo leggendo li citava. Dopo “Puoi guarire la tua vita
è stato la volta de “La via dell’artista. Come ascoltare e far crescere l’artista che è in noi“. Poi del libro di Lise Bourbeau “Le cinque ferite e come guarirle” e della nuova medicina germanica Le 5 Leggi Biologiche e la Nuova Medicina del Dr. Hamer.

Come dicevo prima, i libri non sono la risposta, sono le domande giuste. Sono le domande giuste che ci fanno cercare la risposta nella giusta direzione. Come disse il mio istruttore di guida “Ovunque tu diriga gli occhi guiderai, inconsciamente, anche la macchina, quindi guarda dove vuoi arrivare e inconsciamente guiderai la tua macchina là”.

Prima di iniziare il mio percorso di consapevolezza mi facevo domande del tipo “Perchè non sono felice? Perchè capitano tutte a me? Perchè sono così timida? Perchè non ottengo quello che voglio? Perchè non so capire cosa voglio?”

Stavo dirigendo il mio sguardo verso i problemi, e inconsciamente portavo la mia vita verso altri problemi. Inoltre questo ti porta facilmente a rispondere con risposte a tono, per esempio “perchè te lo meriti, perchè sei stupida, perchè non vali niente” e così via.

Quando iniziamo a porci domande diverse, otteniamo risposte diverse. Questo è stato ciò che il libro di Louise Hay ha fatto per me: mi ha fatto iniziare a pormi le domande giuste. Per esempio “Come posso essere autrice della mia vita invece che spettatrice? Come posso creare la mia felicità invece che aspettare che mi capiti addosso? Come posso far sì che i pensieri nella mia mente non guidino le mie azioni, soprattutto se sono pensieri negativi?”

Questo tipo di domande orientano alla soluzione. Obbligano la nostra mente a trovare un “come fare per”.

Possiamo fare questo solo quando accettiamo che i nostri pensieri creano la nostra vita, e che quindi dobbiamo indirizzarli dove vogliamo noi. Allora possiamo iniziare a porre attenzione ai pensieri, mentre prima ci identificavamo semplicemente con essi. Possiamo capire che non siamo i nostri pensieri, noi siamo creature che hanno pensieri, e possiamo semplicemente fare attenzione a questa differenza, notare che stiamo pensando pensieri negativi invece che fluire con essi.

Osservare i nostri pensieri ci permette di distanziarci da essi e nello stesso tempo di acquisire più consapevolezza di noi stessi e del nostro corpo nel momento presente. Quando siamo presenti a noi stessi, rilassati o in meditazione possiamo allora sostituire i pensieri distruttivi con pensieri creativi. Tutto qua. Questa è la chiave. Per quanto possa sembrare semplice questo processo richiede mesi e anni di pratica. Eppure, ogni viaggio inizia con un passo.

Cosa occorre per essere felice

Che tipo di felicità

Essere felici è lo scopo della nostra vita. Almeno così ci hanno insegnato.

Ma cosa significa davvero essere felici? Significa avere sempre il sorriso sulle labbra? Significa fare solo quello che ci rende felici? Cosa succede se devo fare cose faticose, per esempio lavorare per tante ore per raggiungere i miei obiettivi: sono felice anche in quei momenti?

Spesso dubbiosa sul valore di questa felicità, ho

iniziato a vedere una differenza tra realizzazione e felicità.

“Realizzazione” è un’idea molto diversa da “felicità”. Io le definisco così:

Felicità: sentirsi felici nel momento presente, per quello che siamo o per quello che facciamo.

Realizzazione: essere felici per quello che si è raggiunto nel lungo termine, anche se ha comportato momenti di non felicità, fatica e sacrificio.

Ho pensato che “realizzazione” fosse un obiettivo molto più solido.

Se il mio obiettivo è essere felice, posso stare un pomeriggio sul divano a guardarmi un film mangiando una torta al cioccolato invece che andare in palestra. Posso decidere di alzarmi tardi la mattina perché mi rende incredibilmente felice dormire invece che alzarmi presto. Posso decidere di non lavorare perché mi rende più felice prendere la macchina e fare un giro. Il problema con questo tipo di felicità è che è molto breve, e se è l’unico tipo che conosciamo dobbiamo continuare a ripetere queste azioni altrimenti non siamo più felici. Inoltre, questa felicità non mi permette di costruire obiettivi a lungo termine che richiedono sforzo e sacrificio, perché sforzo e sacrificio sono l’opposto di felicità. I campioni sportivi non sono sempre felici, almeno dopo la decima ora di allenamento quotidiana, quando sono stanchi ed esausti. Se fondassero le loro scelte su questo tipo di soddisfazione, al primo segno di fatica lascerebbero il campo, perché li rende sicuramente più felici farsi una birra con gli amici che allenarsi fino allo sfinimento al freddo e alla pioggia.

Invece la realizzazione è molto diversa: è la sensazione di aver lavorato sodo per ottenere qualcosa. Una volta raggiunta, questa sensazione è solida e irremovibile. Se ho raggiunto qualcosa, l’ho raggiunto, punto. Ora è mio per sempre, non solo per qualche istante. Che ci sia il sole o la pioggia, continuo a sentirmi realizzata, che sia sul divano o al lavoro o in palestra o per strada continuo a sentirmi realizzata. Che sia di buon umore o di cattivo umore, continuo nel profondo a sentirmi realizzata. Ora, porsi come obiettivo di vita la realizzazione lunga invece che la felicità mi dà la forza di fare cose faticose che sul momento mi rendono infelice. Ma mi va bene farle perché punto a qualcosa di molto più importante. Sono come un pescatore che lascia perdere i pesci piccoli perché vuole un pesce molto più grosso.

La differenza quindi è questa:

  • cercare la felicità ti fa abbandonare obiettivi a lungo termine per ricercare una soddisfazione nel presente.
  • cercare la realizzazione ti dà la forza di fare cose difficili e faticose nel momento presente per ricercare una soddisfazione duratura.

Così ho iniziato a puntare alla realizzazione invece che alla felicità. Questo mi dà la forza di affrontare momenti di non felicità, come lavorare per lunghe ore sui miei progetti anche se sono stanca, studiare costantemente anche se a volte è frustrante accorgersi di non sapere, fare errori e sentirmi stupida. So che questa momentanea infelicità o “discomfort” è la strada che mi porta alla realizzazione, e so che una volta raggiunta, mi sentirò felice ogni volta che mi guardo indietro e vedo la strada che ho fatto.

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